25 - 26 Luglio 2015 - Bivacco F. Boerio

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Tutto comincia nell’estate del 2014 quando Fabio mi manda una mail per chiedere notizie sullo Chemin de l’Energie, prossima uscita del calendario di cicloalpinismo del CAI.

“occhio Fabio.. lo chemin è chiuso per una frana…” … gli rispondo immediatamente..

Ed ecco che comincia una scambio di mail per capire quale altra gita potrebbe, degnamente, sostituire lo Chemin

Gli parlo del giro dei Laghi di Lignins e mi sento proporre di andare con loro.

Naturalmente accetto e così ho occasione di conoscere nuovi biker e soprattutto di condividere una splendida giornata.

Da quel momento, e sull’onda dell’entusiasmo per la bella gita, cominciamo a parlare della gita per la prossima estate..

E io propongo una due giorni con pernotto al Bivacco Boerio, a 3085 mt/slm.

A fine anno viene inserita nel calendario ufficiale e, dopo un inverno a pestare neve con le pelli, arriva il momento di partire per questa nuova avventura.

Purtroppo, per i due giorni previsti, il meteo non promette nulla di buono e così rimandiamo al we successivo.

Il 25 luglio, alle 5, siamo dal benzinaio di via Padre Semeria ad ammirare un incredibile temporale che, sopra il monte Faudo, scarica la sua furia con lampi tanto decisi, quanto silenziosi….

Ma noi non ci facciamo scoraggiare, carichiamo le bici e i bagagli, e cominciamo la lunga trasferta che in circa 5 ore ci porterà a Maljasset, luogo di partenza della nostra due giorni in MTB.

Con due sole “soste tecniche” per acqua e viveri, per le 10 siamo pronti a partire.

Aria fresca, sterra tino invitante, una lunga e dolce vallata ( il Plan de Parouart) , un fiume poco più in baso di noi..

La prima oretta scorre tranquilla e felice per tutti noi..

Poi, “girato l’angolo”, il primo dei tanti ripidoni che, risalendo il Ravin de la Salicette, ci porta alla Cabane de la Clave.

Raggiunta la Cabane,  abbandoniamo il sentiero che sale al Col de Longet, e imbocchiamo (sulla destra) il Vallone di Rubren.

In circa mezz’oretta raggiungiamo la simpatica ed accogliente Cabane di Rubren, sempre aperta e attrezzata per la notte.

La tentazione di fermarci è forte, ma il nostro bivacco ci attende..

Durante la salita ci dobbiamo fermare alcune volte: Francesco soffre per due bolle che si sono formate in prossimità dei talloni.. ad un certo punto il dolore è insopportabile e l’unica soluzione che troviamo è di mettere due pezze autoadesive per riparare le camere d’aria della bici.

Provvisoriamente funzionano.. forse la Park Tool aveva previsto tutto e, insieme alla colla, ha mischiato un principio attivo miracoloso J

Riprendiamo il sentiero e, un po’ spingendo e un po’ pedalando ci portiamo sotto all’ultima, ripidissima, rampa che ci porta sul colle di Rubren, dove troviamo l’omonimo lago e soprattutto, il nostro tanto desiderato Bivacco.

Fabio lo raggiunge un bel po’ prima di noi (Francesco e Sandro) e dall’alto ci osserva arrancare, spingere, sudare..

Nei frequenti momenti di sosta, ci scambiamo i nostri pensieri e, ingenuamente, ci aspettiamo che Fabio scenda a raccogliere quello che rimane di noi

E invece no..

Quello “struzzo” rimane ad osservare tutto dall’alto.. J, come un avvoltoio che attende di venire a banchettare su di noi… J

..piano piano l’agonia finisce ed entriamo nel bivacco.

Ad attendenderci due simpatici bimbi di 7 e 10 anni che, con tutte le loro domande, ci allieteranno il soggiorno.

La serata scorre tranquilla con il vento che spazza l’altipiano del colle di Rubren e soffia con forza su tutte le pareti del bivacco.

Al mattino Francesco è indeciso se continuare il giro o tornare indietro sulla via di salita.

Un genovese che ha dormito con noi al bivacco, saputo del nostro problema, si offre di donare n.1  Compeed da tagliare a metà per cercare di coprire entrambe le bolle

I genovesi sono sempre genovesi..

Francesco accetta il dono, taglia il Compeed, ne sistema una parte sul piede e l’altra sul piede sinistro e decide di proseguire il giro: .. se ne pentirà?

La discesa appare subito “appuntita” e ci impone qualche breve tratto a piedi.

Nel tentativo di rimanere in sella azzardo un tratto in pieno free ride: 4 secondi e mi capitombolo in avanti!

La mia ambizione è subito punita!

Mestamente raddrizzo le leve e, umilmente, ritorno sul sentiero insieme ai miei amici.

In breve siamo in fondo alla prima discesa di giornata, a Plan Maiol e ci prepariamo ad affrontare la risalita al Colle di Bellino: 800 metri di dislivello praticamente tutto a spinta e in buona parte su pietraia.

Francesco accusa subito il dolore alle bolle dei piedi ma ormai la ritirata è preclusa.

Con molte imprecazioni “per adulti” comincia il suo calvario.

Dopo una buona mezz’oretta, in preda alla disperazione, si toglie le scarpe e comincia a camminare, senza scarpe, sotto i nostri occhi, increduli e stupiti.

Sia io, che Fabio, sotto sotto pensiamo che non ce la può fare.

Più volte lo invitiamo a scendere a valle, lato italiano, con la promessa di tornare a riprenderlo, una volta terminato il giro (per tornare alla macchina eravamo costretti a terminare il giro previsto).

Ma Francesco non si arrende e ci fa capire, “con le buone”, di non insistere oltre: lui vuole a tutti i costi arrivare alla macchina per poi non sentire parlare mai più di giri come questo che di ciclistico non hanno nulla. Come dargli torto? Da quando siamo partiti dalla macchina, avremo pedalato si è no un’ora..

Tutto il resto della risalita al Bellino è “spintage et portage”, cioè, come direbbero i cugini francesi,“ du vrai velo de haute montagne: routard des bois et cuisse en coton, s’abstenir”

In un modo o in un altro alle 14:30 raggiungiamo il colle del Bellino (2800 mt ca.), a cui Francesco ha pensato prontamente di togliere una L

Da lì comincia una splendida discesa sino a circa 2050 metri di quota, in località grange ture Soubeyran.

A questo punto io e Fabio proviamo timidamente a dire a Francesco che, forse, sarebbe meglio che lui scendesse in Val Maira, mentre noi puntavamo alla macchina (in Francia) per poi tornare a prenderlo.

Un ringhio sommesso ci fa capire di non insistere oltre.. Francesco lega nuovamente le scarpe allo zaino, Fabio riprendere a salire come un camoscio, io e Francesco rimaniamo indietro a soffrire in silenzio (quasi.. in silenzio..)

Ogni tanto mi soffermo a guardare i piedi di Francesco che da stamattina pestano pietre, rami ed erba..

Incredibile.. non lo avrei mai ritenuto possibile…

Il primo pezzo del sentiero non esiste e tagliamo per prati per raggiungere il vero sentiero che raggiunge il Colle del Maurin.

Verso le 17:30 siamo finalmente all’ultimo colle di giornata.

Il vento è nuovamente impetuoso e ci costringe ad indossare rapidamente le protezioni per poi buttarci in discesa.

Siamo tutti contenti: le due giornate sono andate bene e i posti erano magnifici…

E anche Francesco, tutto sommato, è contento: ha dimostrato a se stesso e a noi, che era possibile terminare il giro, anche senza scarpe.

Bravo Francesco!

Non c’è altro da dire..

La discesa dal colle del Maurin a Maljasset è veloce e semplice e, in breve, raggiungiamo la macchina.

Una piccola merenda, si carica la macchina, e si parte belli contenti.

Purtroppo la gita non è ancora finita: poco dopo Saint Paul sur Ubaye, una frana blocca la strada di accesso al colle della Maddalena, nostra via di ritorno per l’Italia.

Siamo costretti a tornare indietro, puntare al Colle del Var, scendere a Guillestre, costeggiare il lago di Serre Poncon, ecc ecc e arrivare su Nizza. Poi autostrada..

Arriviamo a Sanremo alle 2:20 della notte

Stanchi, ma felici !

Sandro