La storia della nostra sezione "Alpi Liguri"

Il 21 ottobre del 1945, scrive Francesco Salesi, sul Monte Bignone le "ancor giovani forze del C.A.I., che la lunga guerra non aveva fiaccato, ritrovarono gli entusiasmi giovanili e la loro grande passione per il monte". Vollero la sezione, realizzandola senza soluzione gestionale rispetto all'attività sociale precedente. Se una soluzione c'era stata, fu solo temporale e per causa del periodo bellico.

Il C.A.I. sanremese, fin dall'inizio della sua costituzione, siamo nel 1925, contribuisce efficacemente allo sviluppo dell'attività latamente alpinistica in questo estremo lembo di Liguria.
I suoi pionieri, se così si può dire, negli anni '20 e '30 fanno grandi cose in montagna, diffondendone la conoscenza e suscitando in concreto un più preciso interesse verso questa nuova dimensione sportiva e naturalistica insieme.

L'animo di questo gruppo è l'avv. Bartolomeo Asquasciati, già alpinista famoso all'epoca, il quale introduce nel gruppo la cultura propriamente alpinistica. E' giusto sottolineare l'importante ruolo che nella nascita e nello sviluppo iniziale del C.A.I. sanremese svolge la sezione di Imperia, da cui poi l'Asquasciati proviene. E' colà infatti che nasce il C.A.I. nel Ponente ligure. E' a Imperia che per la prima volta una organizzazione alpinistica ed escursionistica prende forma. Siamo nel 1921 e la sezione appartiene allora alle due città, ancora amministrativamente separate, di Oneglia e Porto Maurizio. Quattro anni dopo, quella sezione approverà la costituzione della nostra sottosezione.

 

Si ha ragione di credere che prima di allora non vi fosse diffusa propensione per l'Alpe nella nostra Sanremo, almeno sotto questo aspetto. Alcune pubblicazioni, di sicuro rilievo, contribuiscono certo alla formazione di una più precisa conoscenza della montagna. Ma di attività alpinistica di una certa consistenza ed organicità prima di allora non si può ancora parlare, fatta eccezione per l'Asquasciati che faceva parte in precedenza del CAI di Imperia.

Per la storia, appunto,  l'avv. Carlo Bensa è il primo presidente della sottosezione. Con lui, al vertice, collaborano l'avv. Nino Bobba, primo segretario, e l'avv. Luigi Manuel Gismondi, figure eminentemente rappresentative nella città in dipendenza del prestigio professionale. Nuccio Bigio sarà l'ultimo presidente, trovandosi in carica allo scoppio della guerra. Attività intensa di un gruppo a ben vedere piuttosto esiguo ma molto aggregato, quando si pensi che sono compiute ascensioni alpinistiche di alto livello nel gruppo del Bianco ove, oltre alla vetta lungo diverse vie di salita, sono scalate l'Aiguille Noire de Peuterey, le Grandes Jorasses, il Dente del Gigante, il Grepon, il Cervino, il Gran Paradiso e molte cime nelle Alpi Giulie.

Sulle Marittime e le Liguri poi sono di casa ed aprono nuove vie. Sul Corno Stella, Bartolomeo Asquasciati sale nel 1919, primo italiano con la guida Andrea Ghigo, quella che con il collega Jean Plent accompagnò Vittorio De Cessole alla prima assoluta del Corno il 22.8.1903. E' da evidenziare la prestigiosa ascensione, ottava in assoluto e prima italiana senza guida, al Monte Bianco per la celebre via della Sentinella Rossa, compiuta da Romeo Salesi e Nuccio Bigio. Era l'anno 1937. Poco prima, il socio Nello Pasquali sale, da notare in solitaria, il Cervino per la via Italiana. Anche questa, una bella impresa.

Un apporto del tutto nuovo, per quei témpi, e audace se vogliamo, è dato dalla partecipazione femminile di certo impegno nello sci e nell' alpinismo. Significative le cordate esclusive di Pierina Bigio, Rina Baratta e Raffaella Jacchini. Nel compendio dell'attività della sottosezione, non può non farsi cenno alla realizzazione sul lago Verde di Valmasca, allora in territorio italiano, del rifugio Imperia-Sanremo, nell'anno 1928. Quel rifugio è voluto dalla sezione imperiese e dalla sottosezione di Sanremo che ne finanziano la spesa unitamente alla sede centrale del C.A.I., a molti propri soci e simpatizzanti e ad enti locali. Anche il C.A.F. di Nizza è presente. Il rifugio deve essere per le due città un punto di riferimento sulle Marittime che rivestono ormai un crescente interesse sia dal lato alpinistico che escursionistico.

 

Anno 1945 - La guerra è finita. II C.A.I. sanremese non perde tempo. Vuole crescere e rinnovarsi. E sono ancora i soci di prima a conferire impulso e la necessaria esperienza al sodalizio. Gli scopi sociali si dichiarano subito ambiziosi. L'assemblea dei soci, con la costituzione del nuovo consiglio direttivo, indica gli obiettivi sociali che si sostanziano nel potenziamento della multiforme attività, mentre esplicita la costituzione di una sezione che si occupi dello sci (Sci C.A.I.) e, nota invero curiosa, di un "gruppo scientifico per lo studio", così si legge, "dei laghi alpini".

Il 21 ottobre 1945 si fa il regolamento che, accolto dall'assemblea sociale, viene approvato l'8 novembre successivo dalla presidenza. del C.A.I. centrale. Il club prende il nome di Club Alpino Italiano, sezione Alpi Liguri, Sanremo. Tale forma resterà fino al 1992 (salvo una modifica apportata nel settembre del 1971 all'art. 19) quando, in forza di una rinnovata generale regolamentazione dei rapporti e della autonomia sezionali, voluta dalla sede centrale del C.A.I. che predispone al riguardo un testo esplicativo, la sezione adotta un nuovo statuto e una nuova forma giuridica.

La sezione si costituisce in associazione con atto notarile e prende il nome di Club Alpino Italiano, Sezione di Sanremo, perdendo per tal modo la precedente ulteriore distinzione di Alpi Liguri. L'art. 3 del nuovo regolamento ne dettaglia gli scopi.

Nuccio Bigio, l'ultimo a guidare la sottosezione, rappresenta idealmente l'anello di congiunzione. E' un primo tra eguali, dinamico e intelligente in un gruppo di amici fraterni. L'ufficialità della nascita è volutamente semplice, come sempre, quando si fa grandi cose. Il battesimo è invero suggestivo. Si torna a Bignone che si vuole testimone. Il monte sanremese entra così più profondamente nella vita del C.A.I.

La nostra sezione nasce dunque il 21 ottobre 1945 e la tengono a battesimo circa trentacinque soci. Madrina è la leggendaria signorina Duval.

 

La nuova sede sociale, dopo quella di piazza Colombo, che era adiacente al mercato dei fiori (dove ora c'è la stazione delle autolinee), al tribunale ed alle scuole secondarie, andata distrutta con tutto il grande edificio, fu per due anni "tollerata" nella bottega Salesi di via Roma, finché il 18 settembre 1947 la sede ebbe sistemazione in un piccolo locale, invero uno scantinato accanto al vano motore dell'ascensore di un palazzo di via Matteotti, di fronte alla Banca Commerciale Italiana. Parva sed mea, credo fosse il pensiero dei soci. Quantunque angusta - quando si pensi che nelle riunioni assembleari molti soci sostavano sugli scalini della scala di fronte - vedeva un traffico sociale sempre molto animato. Segreteria, sala, biblioteca, tutto festosamente in pochissimi metri quadrati. Anche quella sede è un poco di storia.

Il C.A.I. potrà traslocare dopo molti anni, occupando un'area più soddisfacente nei locali di un appartamento di via Palazzo, sopra l'ex istituto Almerini. Siamo nel 1976. Dopo circa nove anni, si potrà infine acquisire una sede ancora più accogliente, quella attuale di piazza Cassini, che il Comune ha predisposto e dato in concessione alla nostra sezione.

 

Il socio Remo Massari, con certosina pazienza ed opera precisa e puntuale, ha raccolto moltissime fotografie che raccontano la nostra storia da quando eravamo semplice sottosezione a quando siamo divenuti indipendenti e così via fino ai giorni nostri.

Lo ringraziamo per essere la nostra memoria e per averci messo a disposizione tutto questo materiale che qui pubblichiamo perché non potremmo avere un futuro se non avesssimo un passato e se non portassimo riconoscenza a tutti coloro che ci hanno preparato il sentiero.

Potete quindi godere di due raccolte, la prima contiene le immagini di quelli che si dicevano tempi eroici e la nostra sottosezione dipendeva da quella degli amici di Imperia, la seconda invece è propria della sezione "Alpi Liguri" di Sanremo, ma, a giudicare dalle immagini, dai personaggi, dalle attrezzature e dall'abbigliamento, si tratta di "imprese" certamente non meno eroiche.