26 Gennaio 2014 - Monte Carparo - In collaborazione con Cai Novi Ligure

Prima gita dell'anno in una splendida giornata di gennaio, sole e temperature gradevoli. L'itinerario scelto, in alternativa al previsto Bignone, ha favorito la percorribilità su sentieri che non hanno particolarmente risentito le trascorse copiose piogge.

Grazie al gemellaggio con la sezione CAI di Novi Ligure (una delle più attive e storiche sul fronte del cicloescursionismo), abbiamo avuto il piacere di "guidare" Massimiliano Gastaldi e altri otto bikers (tra cui una gentile presenza femminile) sui nostri percorsi di "casa". Ed è proprio la collaborazione con la sezione piemontese che ha fatto sì che il numero di partecipanti fosse più che ragguardevole, noi locali eravamo solo in tre a causa di infortuni e impegni vari.

La salita si è svolta quasi tutta sulla rotabile di Coldirodi, dopo la curva del Marzocco abbiamo imboccato il facile sentiero dei "Cancelletti", rallentati soltanto da qualche albero caduto e da un lago, più che una pozzanghera con sabbie mobili, che abbiamo aggirato facendoci strada tra i roveti.

Visita al prato di San Romolo, pausa caffè dal bar Dall'Ava e riprendiamo a salire su asfalto fino alla galleria di Perinaldo, da lì le creste di Monte Caggio con le due varianti in discesa: Mulattiera e Traliccio, fino ad arrivare alla nostra Cima Coppi, il Monte Carparo (905 m) con uno splendido panorama, il Mar Ligure con un accenno di Corsica e le vette imbiancate delle Marittime.

Per la discesa siamo tornati indietro fino al traliccio per poi finire su asfalto, da qui in discesa fino all'inizio del famoso "Due Muri", che abbiamo però evitato a favore del sentierino pianeggiante per non ritrovarci troppo in basso e dover risalire; il nostro tragitto infatti ci conduce poco sotto la curva del Marzocco, siamo risaliti quindi nuovamente su asfalto per poi gustarci la discesa finale su Coldirodi, il sentiero del "Tubo di San Lorenzo" o più semplicemente il Tubo!

Ringrazio ancora l'amico Max per aver effettuato un completo servizio fotografico qui visibile.

Il link al blog di Novi Ligure con il resoconto dei "furesti" è invece qui.

3-4 Agosto 2013 - Parco del Gran Paradiso


Gita clou del calendario cicloescursionistico, abbiamo finalmente assaporato l'alta montagna in mtb.

Gruppo ben agguerrito di ben 10 bikers, principalmente del CAI di Imperia.

La lunga trasferta ci ha portato in Valle Orco, a Ceresole Reale, sulle sponde di un magnifico lago artificiale. Il percorso ideato da Giorgio Bertolino, del Cai di Imperia, che si è preoccupato anche di fare il capogita si è sviluppato su due giorni.

Al sabato la tappa di solo asfalto ci ha condotti da Ceresole al Colle del Nivolet e al Rifugio Chivasso (2604 m). E' stata anche lì un'avventura: il cielo si è chiuso quando eravamo oramai lontani dal centro abitato, attorno ai 2000 m di quota si è scatenato un temporale, fortunatamente abbiamo prontamente trovato riparo in una stalla abbandonata poco distante dalla strada. Dopo questa sosta imprevista, abbiamo proseguito nella salita sotto il cielo sempre più limpido. La strada ha costeggiato altri due bellissimi laghi (Serrù e Agnel) per poi salire con notevole pendenza fino al colle, dove abbiamo trovato il rifugio in tempo per la cena.

La domenica decidiamo di partire presto per cercare di anticipare il previsto temporale pomeridiano. Siamo invece beffati dalle bizze meteorologiche: mentre facciamo colazione inizia a piovere! Depressi stiamo a guardare dalla finestra le nuvole nere, fino a quando, dopo una mezz'ora, ritorna il sereno.

Con una veloce discesa sulla strada percorsa il giorno precedente perdiamo circa 200m di quota per attaccare il sentiero nei pressi di un laghetto naturale. Un bellissimo traverso ci fa costeggiare un altro stupendo laghetto, poi arriviamo alla base della salita per il Colle della Terra (2909 m). Pura fatica su un sentiero impedalabile, quindi spingiamo le bici fino allo scollinamento, dove ha sede un controllo di gara podistica (la nostra gita coincide - in senso inverso - con una parte della Royal Ultra Sky Marathon), ci informiamo quindi sulla situazione tracciato e concorrenti, il nostro percorso devierà leggermente per evitare un nevaio che invece i corridori discendono abilmente a grande velocità.

Scendiamo, non senza qualche difficoltà considerato il terreno e le pendenze, al Lago Lillet, ancora parzialmente ghiacciato e incontriamo i primi concorrenti, diamo sempre strada e per il percorso alternativo arriviamo al Colle della Porta (3005 m).

La seconda discesa della giornata è inframmezzata dall'attraversamento di numerosi nevai, il primo ha richiesto anche un po' di attenzione perché non aveva alcuna traccia! Nel complesso abbiamo trovato tratti di puro divertimento, anche se con la citata corsa in senso opposto, avevamo un triplice (eticamente) ordine di cedere la precedenza, quasi sempre fermandoci. Tre precedenze: una perché scendevamo, un'altra per via del mezzo a ruote e l'altra perché loro erano in gara. Ciò nonostante i circa 300 runners incontrati erano stupiti e si complimentavano con noi! Caspita i complimenti andavano a loro con i 50 km e 4000 m D+ del loro tragitto. Più si scendeva a valle e più andavamo incontro agli ultimi, da un certo punto in poi erano loro a fermarsi per poter riprendere fiato, addirittura uno mi dice passandomi accanto: "speravo non ti fermassi!"

Arrivati all'Alpe di Breuil finiscono i concorrenti: non abbiamo più nessuno davanti, solo un'altra salita da fare, anche questa quasi tutta a spinta. La meta è il Colle Sià, fortunatamente non è un dislivello eccessivo ed alcuni falsopiani ci consentono di risalire in sella.

Adesso abbiamo l'ultima discesa, tratti scassati si alternano a tratti tecnici ma fattibili, ed alcuni pezzi di sentiero sono anche scorrevoli singletrack nel bosco, circa 800 m di dislivello negativo per chiudere il giro poco a valle della diga del Lago di Ceresole Reale; dislivello inframmezzato da una sosta presso l'ultimo ristoro della Royal Ultra Sky Marathon, i volontari ci hanno pregato di finire il cibo avanzato dai concorrenti, per non doverlo riportare a valle, ovviamente hanno sfondato una porta aperta!

Tornati sull'asfalto non ci rimane che risalire fino al parcheggio e caricare le bici per il rientro a casa, non prima però di un bagno nelle fredde acque del bacino artificiale e di una... merenda sinoira allo Chalet del Lago.

 

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Via del Sale - 13 e 14 Luglio 2013

Interessante quanto classica gita in mtb alla scoperta delle nostre montagne.

Grazie alla stupenda linea ferroviaria del Tenda e alla possibilità di viaggiare con le bici al seguito abbiamo costruito in soli due giorni una bella traversata.

Il primo treno utile ci ha lasciati nel centro di Limone Piemonte quasi alle 11:00 (leggero ritardo), dalla cittadina abbiamo pedalato lungo il torrente, seguendo l'antica Strada Romana del Colle, per poi lasciarla a favore dei tornanti asfaltati che in breve ci hanno condotto nei pressi dell'imboccatura del tunnel, con la sua fila di automobili in attesa del semaforo verde! Ben desiderosi di lasciare il caos rappresentato dall'attuale flusso migratorio su gomma, siamo andati alla ricerca dell'antico percorso Piemonte-Liguria (utilizzato nei secoli passati per scopi un po' più "primari" rispetto ad un bagnetto mordi-fuggi nel Mar Ligure).

Fin quasi al Forte Centrale strada asfaltata, poi sterrata fino al Forte Taburda, da lì sentiero panoramico a salire e poi a scendere per raggiungere il Colle della Perla. Infine ci siamo calati nel paesaggio carsico seguendo la rotabile militare fino a raggiungere il Rifugio Don Barbera. Nonostante la nebbia e il cielo non proprio amichevole siamo stati graziati: l'acquazzone si è sfogato quando oramai eravamo ben al riparo.

Il giorno seguente iniziamo a salire salire sotto una leggera pioggerella, ma si intuisce che ben presto ci sarà il sole. Infatti già sulla prima rocciosa discesa per il Colle delle Selle Vecchie troviamo asciutto. Continuiamo così il nostro percorso sulla "Cannoniera", la vecchia mulattiera che percorre la cresta passando appena sotto il Monte Bertrand e la Cima Missoun, giungendo quindi al Passo Tanarello.

L'aria di casa si fa sentire quando ci affacciamo dalla terrazza del Redentore, vista su Verdeggia, un attimo dopo cancellata da una fitta nebbia; anche il cielo in alto sta cambiando aspetto, un soffitto grigio scuro si sta componendo su tutta la Valle Argentina. Qualche pedalata in salita, un po' di discesa e siamo al Rifugio Sanremo - Tino Gauzzi, purtroppo chiuso, sostiamo qualche istante e poi nuovamente in movimento verso il Passo Garlenda. Inizia quindi la parte più impegnativa del percorso: la discesa sul Passo della Guardia.

Siamo quasi tutti (+ o -) in salvo da rovinose cadute sulle pietre del sentiero, quando, durante la riparazione di una foratura, ad un centinaio di metri dal Passo della Guardia, si scatena l'inferno: un temporale di violenza inaudita. Abbandoniamo quindi la prosecuzione dell'itinerario ufficiale, che prevedeva Goina, Vignago, Corte, con arrivo a Molini presso il Laghetto delle Noci, e ci caliamo per la strada che conduce a Triora, di strada non ha più le sembianze, sembra soltanto un torrente fangoso in piena, sull'asfalto le cose vanno leggermente meglio, ma la ruota anteriore spara molta più acqua in viso. Si fa fatica a vedere ma anche a respirare, sembra di essere sott'acqua i vestiti oramai completamente zuppi, lo zaino pesante quattro volte tanto, i piedi imprigionati in scarpe che sembrano acquari, le mani e tutto il corpo che reclamano il calore portato via dalla grandine. Comunque sopravviviamo anche ai fulmini e riusciamo ad arrivare a Molini di Triora, dove (considerate le nostre condizioni e la pioggia che continua a scendere) decidiamo di affidarci ad un rientro a casa con il furgone e le bici al seguito sul carrello (grazie a Mark di Molini Freeride), peccato perché abbiamo riutilizzato un mezzo a motore, quando invece dovevamo pedalare fino alla costa, e avremmo avuto anche il tempo perché il finimondo si è scatenato verso le 14, ma viste le condimeteo abbiamo fatto quello che ci è stato possibile anche perché abbiamo speso una notevole dose di energie nervose per guidare le bici sotto la tormenta.

Sarà per la prossima volta?

Sabato 35 km x 1500 m. di dislivello positivo

Domenica (purtroppo a causa della pioggia "solo") 36 km x 800 m. di dislivello positivo

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Gita Cai Imperia - Monte Bertrand 23 giugno 2013

Upega, Colle delle Selle Vecchie, Bertrand, Colla Rossa, Upega.

 

 

Interessante percorso che sfrutta una ripida carrareccia per raggiungere la strada del Bosco delle Navette. Dal Colle delle Selle Vecchie per la "Cannoniera" si raggiunge la vetta del Monte Bertrand (2481 m) con molti tratti di bici a spinta (quest'anno persistevano ancora numerosi nevai).

Dalla cima in giù è una fantastica a varia discesa che sfrutta vari sentieri (l'ultimo finisce nell'ex campeggio).

 

 

 

Galleria foto Giorgio

Galleria foto Alessandro

Galleria foto Ettore

Valle Argentina - 15 e 16 giugno 2013

Un anno dopo gli inspiegabili divieti per le bici sulle strade militari sopra Triora, siamo riusciti a riproporre la gita di 2 giorni in Valle Argentina. 

 

Le foto di Alessandro

Monte Faudo - 19 Maggio 2013

Fatto! Eravamo solo in tre: San Lorenzo al Mare, Civezza, S. Brigida, Casone dei partigiani e sentiero fino a Bellissimi, in alcuni punti tratti di mulattiera erano letti di estemporanei torrenti, ma nel complesso pensavamo peggio come fango e viscidume.

In conclusione Alessandro Gulli è sceso su Imperia, io e Michele Canevello abbiamo superato indenni mulattiere desuete, rovi, uliveti stregati sotto Pietrabruna e siamo riusciti a ritrovare la via del ritorno.

Sorry no pictures

CAI 150° le gite della Sezione

Monte Bignone - 14 Aprile 2013

 


Grande successo per la gita facente parte delle manifestazioni relative alla ricorrenza dei 150 anni di vita del Club Alpino italiano. La sezione di cicloescursionismo ha deciso di "gemellare" la meta con la gita di escursionismo propriamente detto, avente appunto la vetta del Bignone come obiettivo. Tale cima risulta particolarmente rappresentativa per la sezione di Sanremo: è infatti il punto più a Nord ed elevato come quota di tutto il territorio comunale.

 

Al via, insieme al folto gruppo dei camminatori, sedici bikers erano pronti alla partenza, situata nei pressi della nuova stazione ferroviaria. Ovviamente le vie si sono separate, per poi ricongiungersi in vetta; le due ruote hanno privilegiato la scorrevolezza di una salita a flebile pendenza e dal fondo liscio. Abbiamo quindi pedalato per la strada asfaltata fino a San Romolo (tappa al prato e al Bar Dall'Ava) e poi fino all'uscita della tagliafuoco, qui in comune con gli escursionisti, abbiamo attaccato la salita fino alla – usando un gergo ciclistico – cima Coppi (1299 m), ovviamente le rampe finali scalinate sono state oggetto di quasi integrale poussage.

 

Sulla rotonda sommitale troviamo già un veterano del Cai, Mimmo Tallone, che con mio immenso piacere ci stringe la mano e addirittura esprime la sua approvazione sulla nostra attività di pedalatori (a differenza invece dei soli discesisti) della montagna. Devo dire che la cosa ha un grande significato simbolico, Mimmo è un profondo conoscitore della montagna, alpinista vecchia maniera e autore della tavola d'orientamento posta proprio sulla vetta del Bignone! Per cui quella stretta di mano basterebbe da sola a motivare le nostre fatiche della giornata. E invece sappiamo che ci aspetterà, dopo un po' di riposo al sole, una discesa varia e sempre divertente, l'altra faccia del cicloescursionismo, che assomiglia in questa contrapposizione di dislivelli positivi-negativi (fatica-divertimento) allo scialpinismo.



 

 

L'itinerario di ritorno inizia con la pista utilizzata dalla gara di downhill sino al Passo della Foea, da qui abbiamo proseguito sulla vecchia mulattiera e tralasciato il ben più impegnativo itinerario che svolta a destra, ripido nel bosco. Arrivati sulla strada asfaltata San Romolo - Baiardo, siamo risaliti brevemente, per lo stesso itinerario percorso qualche ora prima, fino ad un tornante sulla sinistra, dove si stacca una tagliafuoco che presto diviene sentierino (Le Acque Nere). Uno sparo mi fa sobbalzare di sella, ma possibile che qualche cacciatore non rispetti i periodi dedicati all'attività venatoria? Poco più avanti scopro che ho preso un abbaglio: è la gomma tubeless di Marco Carezzana che è stallonata ed uscendo violentemente dal cerchio ha prodotto un vero e proprio "sparo", fortunatamente senza alcun proiettile e soprattutto senza nessuna caduta. L'inconveniente mi ha dato l'occasione di riprendere fiato, infatti Le Acque Nere hanno delle discrete rampette; nel silenzio del bosco ci rendiamo conto che finalmente stiamo godendo la prima giornata di primavera, i nostri sentieri non sono più monopolizzati dal fango e le maniche corte sono un indumento sufficiente anche ai freddolosi come il sottoscritto. Oramai il gruppo si è sfrangiato e ci ricompatteremo sulla tagliafuoco (la stessa utilizzata come salita dagli escursionisti).

Dopo il tratto più monotono della gita, la discesa sulla larga pista, raggiungiamo un bellissimo taglio, chiamato Le Lastre, per via dei piani inclinati formati da lastre di pietra, perlopiù ridotte a scagliette. Si tratta di una vecchia mulattiera in molti punti devastata dalla mancanza di manutenzione e dal passaggio delle moto, che richiede un impegno trialistico e che regala, nonostante tutto, delle fantastiche sensazioni di guida, almeno se si indovinano le giuste traiettorie.

Alla fine di questo tratto tecnico decidiamo di evitare ogni ulteriore complicazione, e scendiamo per la restante tagliafuoco, ignorando le successive Crono; oramai siamo tutti stanchi e il gruppo ha all'attivo due "cappottoni", quindi, a parte qualche taglio anche di un certo impegno, le difficoltà finiscono. In breve arriviamo alla Croce della Parà e poi in Magnan Colabella, che con gli scalini e Via Pisacane riporta al punto di partenza. Tutti felici e finalmente solo con un po' di polvere, dopo un inverno a combattere con il fango sui vestiti e sulle biciclette.

 

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Rifugio Franco Allavena al Colle Melosa - 21 Aprile 2013

 

Dopo il caldo, finalmente tanto atteso in questa Primavera 2013, arriva il... freddo, ovvio no?

Previsioni pessime, meta iniziale (Balconi di Marta) abortita, defezioni... dopo il successo della prima gita per il CAI 150°, questo secondo ed ultimo evento del cicloescursionismo Sezione di Sanremo, sembra destinato ad una pessima sorte.

 

 

Siamo solo in quattro al ritrovo, sulla strada Pigna - Colle Langan nei pressi del Palazzo del Maggiore, tempo nuvoloso, temperature attorno ai sei gradi Celsius, ciò nonostante il morale si alza appena iniziamo a pedalare lungo la Provinciale. Anche Giorgio Bertolino, del Cai di Imperia, dopo uno stop forzato sale di buon passo.

Dopo qualche chilometro veniamo affiancati da un simpatico cagnetto, nonostante la nostra voluta indifferenza il quadrupede ci segue, nei pressi del Colle Langan ci fermiamo a fare due foto e il cane inizia a "farci le feste", che guaio! Continuiamo e il cucciolone addirittura ci precede (siamo lenti) fin oltre il colle, sulla strada per la Melosa. Avevamo in mente di riportarlo con noi alla fine del giro, per poi riaccompagnarlo in macchina fino al punto da dove era sbucato, per cercare di restituirlo al proprietario (anche se era senza collare). Dopo due incroci con automobili ci rendiamo anche conto del pericolo e fortunatamente il terzo veicolo che incontriamo è una jeep della Forestale. Faccio un segno per arrestarli, la guardia scende e dice subito: – Il cane così sulla strada è pericoloso... – spieghiamo allora la situazione e si decide per affidare la bestiola ai due forestali, affinché la riportino a valle, rintracciandone possibilmente il padrone.

Proseguiamo senza più intoppi, oltrepassato Colle Belenda inizia soltanto a scendere un po' di nevischio, in breve arriviamo quindi alla meta della gita, il Rifugio Franco Allavena. Un te, un caffè, qualche fetta di torta, due chiacchiere e la magia di una stufa a legna, in effetti appena riusciamo all'aperto la temperatura è tutt'altro che gradevole, ma fortunatamente ha smesso di nevicare.

 

Iniziamo a percorrere la strada sterrata che scende fin sotto alla diga del Lago di Tenarda e capisco subito che non è scorrevole come al solito, è inizio stagione e una moltitudine di rami invade il percorso, in più tante lingue di neve anche ghiacciata restringono la sede stradale, rendendo in più punti il passaggio obbligato. Con questi ostacoli, ai quali si aggiunge un vero e proprio albero abbattuto arriviamo sotto la diga e poi, velocemente all'inizio del sentiero del Maggiore. La seconda parte della discesa è quindi interamente su sentiero, pulito ed incredibilmente adatto alla mountain bike, una vera delizia per qualsiasi biker ed anche lo sviluppo è notevole, infatti la perdita di quota è molto lenta – in alcuni casi bisogna anche pedalare e rilanciare.

 

Arrivati al Palazzo del Maggiore, dove abbiamo lasciato le auto, inizia a piovere: abbiamo osato e siamo stati premiati dal meteo che ci ha evitato il temuto "lavastrone".

Un giro abbastanza corto che nel bene, più che nel male, ha festeggiato i centocinquanta e non ha assolutamente deluso i pochi (ma buoni) partecipanti.

 

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Intersezionale LP Forti di Genova, 18 Novembre 2012

Nonostante il meteo "da lupi", ma almeno non ha piovuto, si è svolta la gita prevista, a cura del Gruppo MTB Cai Novi Ligure, grazie quindi al premuroso capogita Massimiliano Gastaldi.

Alba, Sanremo, Savona, Genova, Chiavari, Orbassano, Ovada, Ormea e Novi Ligure erano rappresentate con un totale di ben 28 cicloescursionisti!

Un giro che si discosta un po' dalle escursioni tipiche in ambiente montano, e che permette di apprezzare quello che è il territorio immediatamente alle spalle del capoluogo della regione Liguria. Purtroppo abbiamo anche fatto i conti con un vero vento di tramontana e un cielo non propriamente limpido, ma globalmente il bilancio è più che positivo, oltre le normali aspettative.

Un report completo, con numerose foto, lo trovate qui.